Capitolo II: Pillola rossa o pillola azzurra?
Internet, 16 aprile 2008

Eccoci dunque al dunque, pronti a squarciare il velo di Maya che cela il vero ai più.

Non si pubblicano i risultati delle elezioni con una settimana di anticipo in virtù di mera coincidenza, né per ipertrofia dell’intelligenza. Li si pubblica perché se ne è in possesso, e se se ne è in possesso già prima che le elezioni abbiano luogo ciò significa e può significare una sola cosa: si tratta di risultati fittizi, decisi prima e altrove e quindi spacciati per autentico esito della competizione elettorale.

Verità che stride con la rassicurante convinzione che ogni individuo sia detentore della sua piccola ma inalienabile quota di quella sovranità popolare cui spetterebbe di ancorare l’azione dei governanti alla volontà dei governati. Verità che d’improvviso rende visibili gli invisibili fili di ignoti burattinai. Verità mesta, e pur vera. Per dirla con Prolasso (3, IV): «Non v’ha verità sanza pena, né pena sanza giovamento». Sappiate perciò fin d’ora, e decidete dunque se proseguirne la lettura, che in queste pagine non troveranno posto notizie più o meno riservate da esibire onde fregiarsi del titolo di persona bene informata, né piccanti retroscena con cui punteggiare una conversazione brillante. Ci vengono ancora in soccorso le parole di Prolasso: «Ei sarà detto folle, colui che dirà ‘l vero. Sì che avrà a tacersi, o verrà l’altri sordi a ogne suo motto» (5, XIX). E tuttavia: «E’, nel vero, consolazione alla doglia ch’esso stesso cagiona, da che esso è luce et fine d’ogne tenebra» (2, XXVII).

Chi, dunque, ha meticolosamente compilato le tabelle zeppe di numeri fasulli che ci sono state gabellate per vere? Perché lo ha fatto? E con quale autorità?

Tutte domande alle quali daremo risposta, non prima però d’esserci concessi l’effimera soddisfazione di farvi conoscere il reale esito elettorale. Lo spoglio delle schede è in corso in una località segreta in provincia di Rovigo: presto sarà concluso, e presto ve ne daremo conto.

Internet, 18 giugno 2008

Il vincitore

Insulti. Questa la moneta con la quale siamo stati ripagati. Epiteti che non ripeteremo sono stati scagliati contro di noi e, attraverso noi, contro la verità. Il cieco, qualora i suoi occhi siano d’improvviso esposti alla luce, impreca contro di essa e la maledice.
Tornare al silenzio ci è parsa a lungo la scelta da compiere. Ma ci siamo finalmente resi conto che tale era la scelta comandata dal buon senso. Il quale ci disgusta.
Torniamo dunque al vero, temprati dal ludibrio. Promettemmo di svelare il veridico esito del frusto rito della consultazione elettorale da poco trascorsa, ma già consegnata agli imbalsamatori, sgherri del tempo e garanti dell’immutabilità passato, fetida meretrice della Storia.
Ci si perdonerà se veliamo parole disvelanti con l’artificio di una prosa faticosa, seppure non difficile, a intendersi. Il piccolo sforzo che la lettura di queste righe comporta basterà forse a indurre coloro che sono pronti a indirizzarci i loro strali ad attendere a più gaie occupazioni, quali il giuoco delle carte, l’onanismo, o il suicidio.
Chi ha vinto, dunque? Il paradosso, come spesso avviene. L’uomo il cui nome richiama alla mente il mercimonio delle femminee voluttà, e che pure nelle parole e nel cipiglio si fa scudo di anacronistiche virtù. Proprio lui, Pierferdinando, ancorché abolito da una pur discussa legge dello Stato, è colui al quale la volontà degli Italiani ha consegnato lo scettro del comando. Ch’egli non reggerà, se non in situazioni il cui influsso sopra il bene comune è trascurabile.
Questa rivelazione, in sé, è poca cosa. Ma da essa ne discende un’altra, forse più interessante: la Storia è Fiction. E un’altra ancora: e viceversa.

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